"L'arte non racconta la verità, la rende percepibile."
John Berger
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"Mi trovavo di fronte a un'opera di Damien Hirst, uno dei suoi celebri Spot Paintings. Avevo vent'anni di meno e i miei occhi non riuscivano a distogliersi da quei cerchi ipnotici, perfetti nella loro ripetizione cromatica.
Oggi il mio stupore non è cambiato. A tal punto che ho iniziato a giocarci, immaginando che dietro ogni cerchio colorato si potesse celare una notizia di cronaca lineare. Così i cerchi, diventati linee, hanno preso a lampeggiare ritmicamente in un rotocalco infinito di dati: colori caldi per le notizie negative, colori freddi per quelle positive. Gli Spot Paintings diventano Spot Information. Flussi /Stefano Mitrione
Anno: 2026 Forma d'arte: Software Art Tecnica: Installazione digitale interattiva, algoritmo generativo proprietario Media source: https://it.insideover.com Modalità: RSS live /Real Time /Open Source Dimensioni: variabili Durata: infinita (performance continua) Media source: InsideOver: rss2json con parametro nocache/ refresh informativo ogni 15 minuti. (Palette cromatica "Deep War" e "Deep Cool") Modalità Fair Use (utilizzo legittimo per fini di critica/ricerca/arte) interpretazione Artistica (Appropriation Art) "L'opera elabora in tempo reale i flussi informativi tratti dal feed RSS pubblico di https://it.insideover.com/feed I dati sono visualizzati in forma astratta per indagare la saturazione informativa contemporanea." Leggi di più
1. Premessa: L'informazione come paesaggio emotivo
Audio per: Viviamo immersi in un flusso continuo di notizie. La cronaca ci travolge quotidianamente con il suo alternarsi di eventi bui e scoperte luminose, crisi politiche e trionfi scientifici, catastrofi ambientali e progressi umani. Questo bombardamento informativo produce la information fatigue syndrome: un intorpidimento emotivo che ci rende sempre meno capaci di elaborare il significato profondo degli eventi. "Flussi" nasce da una domanda radicale: è possibile restituire dignità estetica a questo caos informativo? E ancora: può l'arte contemporanea trasfigurare la violenza della cronaca in pura esperienza percettiva, restituendoci non il contenuto delle notizie ma la loro vibrazione emotiva? 2. L'opera: Descrizione e poetica L'installazione si presenta come un grande schermo sul quale fluttuano, in una griglia rigorosamente orizzontale, 40 linee colorate. Non ci sono parole, non ci sono titoli, non ci sono volti. Solo due numeri in basso a sinistra, muti testimoni di un equilibrio che cambia: uno freddo, uno caldo. L'opera attinge in tempo reale al flusso delle notizie della World Monitor, ma non le racconta: le trasfigura. Ogni linea è associata a una notizia, e ogni mezzo secondo il suo colore muta in base al sentiment dell'informazione che rappresenta. I colori caldi (rosso, arancione, giallo) avvolgono le notizie negative, quelle che parlano di crisi, lutti, paure. I colori freddi (blu, celeste, azzurro, verde) accolgono le notizie positive, le scoperte, le vittorie, le speranze. Ma nulla è esplicitato. Lo spettatore non sa quale notizia ha generato *quel* colore. Può solo percepire il clima emotivo che le notizie nel loro insieme stanno generando. E se vuole saperne di più, può passare il mouse su ogni linea: appare allora un riquadro bianco che rivela il numero dell'istanza geopolitica di quel preciso momento e il link della notizia originale collegata a un database di "real-time global intelligence dashboard". L'opera diventa così un archivio interattivo un ponte tra astrazione e informazione. 3. La trasfigurazione della cronaca: Dall'evento all'emozione La forza dell'opera risiede in questo processo di astrazione semantica La cronaca – con il suo carico di violenza, sangue, paura – viene distillata in pure gradazioni di oro e cremisi. Le stragi, gli incidenti, i terremoti diventano cerchi di luce calda che pulsano nell'immacolato biancore della tela digitale. La loro violenza originaria non è rimossa ma trascesa: rimane nella temperatura del colore, nella densità del calore cromatico. È un'operazione quasi alchemica: l'arte prende il materiale grezzo e doloroso della cronaca e lo trasforma in oro visivo. Non per edulcorare o mistificare, ma per restituirci la possibilità di sentire l'informazione a un livello più profondo, pre-linguistico, emotivo. 4. L'interattività: Il gesto che svela L'elemento interattivo è cruciale. Cliccare con il mouse le linee e vedere apparire il titolo della notizia è un gesto che svela il meccanismo senza tradire la poetica. Lo spettatore può scegliere se rimanere nell'astrazione pura, lasciandosi cullare dal flusso cromatico, oppure se immergersi nei dettagli, scoprendo quali eventi reali hanno generato quelle specifiche tonalità. Questa duplice modalità di fruizione rispecchia la nostra relazione ambivalente con l'informazione: vogliamo sapere, ma a volte abbiamo bisogno di non sapere. Vogliamo essere informati, ma anche protetti dal troppo dolore. 5. I due numeri: La traccia del reale In basso a sinistra, due piccoli numeri si inseguono. Uno azzurro, l'altro rosso. Sono i soli elementi quantitativi dell'opera, l'unico residuo della dimensione informativa che non è stato trasfigurato. Ci dicono quante notizie calde e quante fredde stanno attraversando il mondo in quel momento. La loro presenza è essenziale: impediscono all'opera di scivolare in un'estetizzazione fine a se stessa. Ci ricordano che dietro quelle linee intermittenti ci sono corpi, storie, vite. Ma ci lasciano liberi di dimenticarlo, per un istante, per poterle amare. 6. Conclusioni: L'arte come terapia dell'informazione "Flussi" si inserisce in quella tradizione dell'Software Art che cerca di guarire lo sguardo in un'epoca di sovraesposizione visiva. Come i Monet che dipingevano le stesse ninfee cento volte per catturarne la luce, così quest'opera dipinge cento volte le stesse notizie per catturarne l'anima cromatica. Non ci dice cosa è successo nel mondo. Ci dice come ci si sente ad abitare un mondo dove certe cose accadono. E forse, in questo, è più vera di qualsiasi titolo di giornale. Isn't Art a Game?Il confine tra arte, attivismo e intelligence
Non è un caso che FLUSSI usi dati OSINT (World Monitor) e li trasformi in estetica. E se l'estetica tornasse a essere dato, anzi, dato nascosto, dato protetto, dato criptato?
La Software Art non è più solo rappresentazione, è azione. Le linee colorate di FLUSSI non "parlano di" intelligence, ma potrebbero essere intelligence se qualcuno decidesse di usarli in questo modo. E questa ambiguità, questo doppio fondo, è ciò che rende l'opera potente.
L'arte come contenitore steganografico, come corriere inconsapevole di informazioni sensibili. I cerchi non sono più solo rappresentazione di notizie, ma supporto fisico per dati – proprio come le chiavette USB nascoste nei mattoni dall'artista che citi (mi ricordi l'opera di Aram Bartholl e i suoi Dead Drops?)
iwltbarlI would like to be a red line "I would like to be a red line (IWLTBARL)" ("Vorrei essere una linea rossa") nasce nel 2004 come Net Art. Si tratta di un codice cromatico, un DNA fatto di linee colorate (flussi cromatici). Ognuno di noi è un elemento cromatico, variabile nel tempo. Questo è il concetto esordiente, realizzato utilizzando immagini del neonato Google Earth in seguito all'acquisizione della società Keyhole, Inc. da parte di Google nel 2004, evolvendo il precedente programma noto come "EarthViewer". Quello che è stato fatto è una sorta di "plagio" delle immagini pixelate di un parcheggio multipiano di Greenwich Street a Manhattan, dove ciascun pixel è stato modificato per ricreare una nuova texture cromatica. Questo lavoro appartiene a una serie di ideazioni sperimentali nate quando Stefano Mitrione era attivo nella scena artistica di New York tramite la collaborazione con la Limner Gallery. #FLUSSI |